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mercoledì 15 aprile 2009

La Grassottella


La Grassottella

Lena era una donna grassa, bassa, pesava 130 chili e odiava diete ed esercizi. Pur essendo molto allegra e simpatica non riusciva a trovare un innamorato, da sei lunghi anni… Sola ammazzava la tristezza divorando torte, pasticcini e salatini, scatole e scatole di cioccolatini. Inframmezzava le cucchiaiate di gelato lamentandosi della sventura.

Malediceva gli stilisti che non producevano niente di sensuale nella sua taglia. Viveva procurando vestiti scollati e giovanili. La sua vita era un eterno andirivieni al supermercato. Fino a che una volta di queste conobbe il tassista Juarez, cinquanta anni ben vissuti e malato per le grassocce. Fu passione a prima vista.

Juarez la invitò in un bar, ma con il pretesto di aiutarla nella spesa finirono a letto nello stesso pomeriggio. Juarez estasiato dalla mole del seno, dal sedere generoso, cosce prosperose, si sentiva un bambino al luna-park. Delizie delle delizie. “Lenina” con la libido fuori di controllo per il lungo digiuno, non dava tregua al tassista, voleva tutto di più, senza tante frescure.

Cominciando la terza, Juarez chiedeva tregua, acqua, qualunque cosa che lo salvasse dalla maratona: - Mia figlia…ho bisogno di lavorare…vengo più tardi... continuiamo… prometto… alla mia età. “Lenina” concentrata in un bocchino “ …e se lui non ritornasse?” Pensava e baciava, morsicchiava, spingeva da una parte e dall’ altra l’ uomo, scuotendo i capelli. Sembrava una leonessa affamata. Alla fine Juarez era sfinito.

Conseguì uscire dall’ appartamento della grassottella dopo sei ore di sesso selvaggio. Sciupato, sfinito, camminando a malapena. “Lenina” esultava. Che uomo! Magro, basso e pelato. Brutto…ma un animale da letto. Juarez cominciò a far visita nell’ appartamento della grassoccia tutti i giorni. Alla fine, la grassotella con le sue perversioni era un dato di fatto. Scopavano nella scala del palazzo, nella piazzetta, nel taxi, non avevano ne ora ne luogo. La vita era tornata a sorridere. C’era soltanto un problemino: Juarez era sposato e padre di cinque figli. Il taxi non era suo, viveva stentatamente, senza neanche sapere dove sarebbe stato sepolto.

Peggio, viveva chiedendo soldi in prestito all’ amante. Per il figlio malato, medicine per la madre e mille altre cose. Il fido esaurito, la carta di credito bloccata e il libretto di risparmio senza soldi, le discussioni diventarono una caratteristica. “Lenina” decise di terminare con il tassista. L’ unico problema rimaneva la carenza di sesso. Aveva svegliato la belva selvaggia del suo intimo. Soltanto pensava a scopare, scopare e scopare.

Decise di andare a fare shopping, si rilassò guardando le vetrine, cercando nei negozi, passeggiando, mangiando qualcosa e pensando in una soluzione. Coppie abbracciate uscivano dal cinema, passeggiavano mano nella mano. Sentì la mancanza di calore nella sua vita. La sera, Juarez giunse nell’ appartamento della donna. Sospettoso:

- Stai uscendo con un’ altro? Non posso credere che mi stai mollando… Quando mi chiederai di tornare non servirà. Tu non sei altro che una grassa, obesa piena di pensieri.

- Adesso sono grassa?! Prima ero paffutella, graziosa e deliziosa. Ho incontrato si, uno sicuramente più economico che non mi chiede soldi, che non mi fa arrabbiare o mi umilia. Te lo presento!

Aprì una enorme scatola mostrando, trionfante, un immenso vibratore dell’ ultima generazione. Il tassista guardò meravigliato l’ attrezzo in pieno funzionamento:

- Mi vai a sostituire con questo?

-Calma, il suo nome è Juarez. In tuo onore. L’ ho comprato oggi, sono infervorata per provarlo. Guarda come vibra bene, meglio di te Ju!

-Non puoi farlo. E’ molta crudeltà. Dicevi che mi amavi tanto e mi abbandoni per questo coso di gomma.
-Poverino. Sto morendo di compassione. Prima che mi dimentichi: Porca è quella che ti ha messo al mondo! Va a badare i tuoi figli, va...

Tutte le notti “Lenina” gioca con il suo Juarez, silenzioso e devoto. Il cassetto del comodino traboccante di batterie. Non ha smesso di cercare il grande amore. Perlomeno si sente appagata… può scegliere con calma.



Giselle Sato (trad. Maurizio Gennari)
Tratto dal libro: “Meninas Malvadas”

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giovedì 12 marzo 2009

Tradimento


Il desiderio affligge. Castiga con tormenti l’ abbandono.
Il corpo caldo, ansioso, offre asilo, trascina al pericolo, analizza i limiti e soffre.
Solitudine.
Zittisce l’ alba, le sue mani forti toccano, procurano, pretendono e invitano.
Chiudi gli occhi, lasciati guidare, fidati, sono avida di piacere, pronuncia il mio nome mille volte fino a che non scopro le tue falsità.
Paura. Che mi rubi i vizi.
Vizi. Che mi fanno schiava dei tuoi segreti.
Segreti. Che sono unicamente feticci.
Feticci. Che mi fanno tua, appassionata senza limiti.
Limiti. Che disperdo nella tua bocca, gemendo in sordina, molto più del dovuto.

Giselle Sato (trad. Maurizio Gennari)
Testo Originale: Meu Viçio








Parole in Emozioni


Min:
:Sec

martedì 3 marzo 2009

Helena



Helena desiderava molto, per vendetta o per amore, provare il gusto di un’ altra bocca. Assai stanca, umiliata, un ombra vagante nella cascina decadente. Non sapeva niente, si sposò a diciotto anni con un uomo che poteva essere suo padre. Sei anni passati e si era ritrovata massaia e qualche volta moglie.

Annusando la varechina, vestendo sempre stracci e sfregando il pavimento macchiato. Quel giorno sarà differente, aspettò che il marito uscisse e prese la saponetta comprata di nascosto. Fu una soddisfazione usare il suo rasoio per depilarsi le gambe, le ascelle e il pube. Rise mentre toglieva l’ affilatura della lama, lui sempre gridava ai quattro venti che era un uomo “all’ antica” e non ammetteva le Bic. La vasca rimase piena di peli e lei se ne infischiò. Usò l’ avanzo della colonia e sorrise davanti allo specchio giallognolo.

In quel luogo niente era idoneo. Dalle tubature alle pentole ereditate dalla suocera, tutto era fatiscente. Spazzatura. Il postino arrivò alla solita ora e cominciò ad infilare le buste nella cassetta. La donna spalancò la porta, nuda e con un sorriso provocante. Da molto si scambiavano sguardi, il massimo dell’ intimità accadde a Natale quando timidamente, lei gli donò una busta con la mancia. Toccò con la punta delle dita le mani minute della ragazza tanto bella e maltrattata.

Adesso erano appena i due in quella impazienza tormentosa. C’ era il pericolo di essere sorpresi e rapidamente era dentro lei. Muovendosi frettolosamente, pretendeva venire ed allontanarsi da quel posto il più presto possibile. Non importava quanto lei fosse eccitante, non avrebbe mai immaginato tanta dolcezza, perse la nozione del tempo. La visione del corpo abbandonato sul tavolo, completamente alla “mercè” dei suoi desideri era irresistibile. Ripeteva a bassa voce il nome, appassionato e baciandola Helena, dentro a Helena, respirando il profumo di Helena…Helena…Helena…Helena…


**********
Nessuno ama il tradimento
Un’ ombra si avvicinò alla casa. Fece un giro ed entrò dal garage, che era aperto.
Il tradimento non sarà perdonato. No certo.
La porta della sala si aprì. L’ offesa sarà vendicata.
La scure si abbattè per lo meno sette volte. Il grido giunse alla prima, che troncò una gamba.
La seconda troncò un braccio.
La terza troncò l’ altra gamba.
La quarta troncò l’altro braccio.
La quinta mozzò una delle cosce.
La sesta troncò una delle spalle.
La settima pose la scure affondata nell’ addome.
Lo sguardo iniettato di sangue cadde sopra il postino. Nel suo ultimo alito, pronunciò il nome di lei. Ora sarebbe tutto ricominciato nuovamente.


Giselle Sato & Pedro Faria (trad. Maurizio Gennari)
Testo Originale: Helena

lunedì 2 marzo 2009

Tradimento



Mentre stava camminando nelle strade di Botafogo, Gloria pensava alla vita.
Si sentiva sollevata e felice. Aveva lasciato Claudio da pochi minuti e già ne sentiva la mancanza. Al principio pensava che non sarebbe andata avanti. Avevano gusti tanto differenti. A lui piaceva ballare, a lei leggere, lei voleva innamorarsi e lui non sapeva quello che voleva. Ma ambedue adoravano il sesso.
Questo fu il punto decisivo della relazione. Gloria non si era mai innamorata di un uomo “mignon” fino a conoscere Claudio. Basso, magro e perfetto sotto tutti gli aspetti. L’apparente delicatezza del fidanzato la lasciava pazza di desiderio.

Letteralmente, desiderava divorarlo totalmente. Era appassionata. Gambe, culo, seno e cosce in abbondanza componevano la prosperosa bassina.
Allegra e molto divertente, per di più con un immenso appetito di tiri mancini. Decise di tornare indietro.
Avrebbe fatto una sorpresa e si sarebbe tolta il dubbio che gli stava in gola. Claudio aveva praticamente collocato Gloria fuori dell’ appartamento.

Il portinaio già la conosceva e lei salì senza essere annunciata. Suonò il campanello insistentemente. Niente. Telefonò e udì il cellulare squillare.
Suonò fino all’esasperazione. La porta semiaperta, l’innamorato con l’ espressione di colpa, fingendo stupore:


-Amore, cos’è successo? Stavo dormendo.

-Perché non mi lasci entrare?

-Aspetta un momento, scendiamo a parlare.

-Penso che sia meglio che tu apra e io entri, i vicini stanno già aspettando il casino.


Dalla porta semiaperta vide una donna spaventata tentando di nascondersi in veranda. Non c’era stato niente che giustificasse il tradimento. L’ altra era una persona comune,senza stile e anche bruttina:

-Manda questa troia via di qui, cinque minuti e sto già contando.

L’ altra uscì frettolosamente, completamente in disordine. Claudio molto nervoso e impacciato non si aspettava questa reazione:

-E adesso, Gloria? Vergogna! Spiando per la lente della porta.

-Spiritoso, quando fai le tue scemenze non pensi che potrebbe succedere? Da dove è uscita questa cosa? E’ la tua donna di servizio? Quella a ore che non hai mai voluto che conoscessi?

-No. Era soltanto una amica che mi è venuta a trovare, Tu vedi malignità in tutto, non si riesce neanche a spiegare.

-Lei era nella Jacuzzi con te. Il pavimento è tutto allagato. I capelli della troietta hanno lasciato la scia in salotto. Bugiardo! Non capisco. Perché questa necessità di tradimento?

-Non riesco a spiegare. L’ho conosciuta nella scuola di ballo. Una ragazzina interessante, è venuta per parlare e mi ha chiesto di provare l’ idromassaggio.

-E tu non hai potuto negarglielo alla poverina. Capisco… Sai cosa c’è di peggio? Non ho ancora fatto con te la metà di ciò che avevo volontà di fare sai? Questa insicurezza, sempre diffidente, i tuoi timori…..


Claudio era molto simpatico. Attraeva le donne come una ciotola di miele. Era premuroso e stimolava quell’istinto di protezione a tutte senza dimostrare di esserne però sguarnito.

-Tu sei un’impostore della peggior specie. Tu, per me, sei morto.

-Non sono morto, sono qui. Puoi urlare, insultarmi, fallo dai. Merito di ascoltare le cose peggiori. Ma prima spiegami questa storia delle tue volontà represse.

-Adesso non mi interessa più. E’ tardi. Non voglio fare più niente.

-Ma forse, chissà, è questo che mancava. Non abbiamo mai parlato di questa cosa.

-Guarda qui, non ti è mai importato e per me non sarebbe brutto.

-Ma non era bello. Che cosa mancava?

- Ah, Claudio. Mancava più aggressività. Tu mi tratti come una principessa delicata, mi piace il sesso più selvaggio, capisci?

-Spiegati meglio, sta cominciando a essere interessante.

-Tipo, tu essere più autoritario, dominarmi. Mi piace sentirmi sottomessa.

-Dai togliti i vestiti. Ti farò vedere che cosa piace anche a me.


Gloria era furiosa. E molto eccitata. Neanche tolse il vestito e si sentì abbracciata forte. Le mani di Claudio scendevano sul suo corpo stringendo la sua pelle. Il bacio fu penetrante, lungo, percorrendo le bocche affrettatamente. Bacio madido, delizioso, la lingua toccando il palato con dolcezza.
Spudorato aprì il pube. Strinse il clitoride tra le dita domando un gemito acuto, trattenuto dalla bocca che mordicchiava. Labbra, viso, collo, seno…
Gloria strinse il pene turgido dell’ innamorato con voglia, Sentì che fremeva pieno di desiderio. Fu forzata a scendere e sentì il cazzo che gli riempì la gola.Bloccata quasi soffocò con lo sforzo di continuare i movimenti.

Praticamente si trascinarono fino al tappeto del salotto in un continuo di succhiotti e morditine. Avevano perso l’ inibizione, rimaneva l’ istinto.
Claudio prese il vibratore. Cominciò ad usarlo sulla donna in tutte le maniere. Alternava il giocattolino con la lingua e le dita. Gloria era in cielo. Mai era venuta tanto:


-Non sapevo che ce l’ avevi Claudio, perché non l’abbiamo mai usato?

-Non so, pensavo che non avresti capito.


Per la prima volta un anale insieme al vibratore nella frequenza massima infilato nella vagina. Sculacciate sul culo contratto. Gloria gemette, piena di piacere:

-Era questo che volevi? Parla, mia cagna in calore, mia cagna eccitante…

Le prime parolacce e maltrattamenti avevano avuto effetto. La coppia finalmente era riuscita a liberare i desideri. Praticarono tutte le possibilità, senza censura o razionalità.
Gloria vide l’ innamorato esausto e distrutto. Non si sarebbe svegliato tanto presto, e quando lo avrebbe fatto lei sarebbe stata lontana. Quella scopata era soltanto per fargli sentire ciò che aveva perso.

A parte l’amore, si sentiva umiliata per il tradimento e immaginerebbe di essere sempre ingannata. Chiuse l’uscio dell’ appartamento sbattendo con forza ed uscì per non tornare mai più.
All’ ultimo istante decise di prendere il vibratore … Le era piaciuto tanto.



Giselle Sato- ( Trad. Maurizio Gennari)
Testo Originale: dal libro "Meninas Malvadas"

Donna Sonia e il punto G



Finalmente scoprì il mondo di internet. Dopa aver comprato i regali per tutti i nipoti, mi sono comprata un portatile molto bellino e pieno di optionals. Li per caso le notizie calde che succedono on –line voglio provare. Diciamo che non sono una ragazzina, ma sono ben calda. Già da quando il defunto partì da questa per la migliore, o peggiore, sono assetata da quasi dieci anni. Ho sempre avuto fuoco, ma la famiglia dice che sono vecchia e non posso avere più desiderio. Nella mia vita adesso soltanto figli, nipoti e tutte quelle idiozie a cui non resisto. Non sopporto le telenovelas e non so lavorare all’ uncinetto.

In un sito simpatico di incontri, ho trovato la chance di uscire dalla routine e soddisfare la curiosità. Il mio interesse cresceva, nella stessa grandezza delle chiacchiere fatte. Molti erano intelligenti, educati e interessanti. Ma sempre il discorso veniva portato sul sesso e dialogo terminava rovente. Dopo averne valutato qualcuno, l’ ho selezionato mi sono buttata. Giuro che era appena per gioco senza maggiori pretese. Ma non posso negare che si trasformò in un vizio.

Rientrata di fretta dalla spesa sono andata a vedere chi stava on-line. Non c’era molta gente, normalmente le cose succedono dopo mezzanotte. In compenso come entro già cominciarono le chiamate….. Chiaro con il profilo che avevo creato, era soltanto sedersi e aspettare che i pesci abboccassero all’esca. Primo, ho rubato le foto di mia figlia più giovane con quel bikini piccolino. Cosa vecchia di dieci anni fa l’ ho ritoccata un po’. Seguente, ho mentito spudoratamente sull’ età, dei mal vissuti cinquantott’ anni , ne ho tolti venti e sono rimasta con il resto. Ho accettato molti nuovi amici e la cosa era così bella che c’è stato anche l’ interesse di una donna. Non ho scartato nessuna ipotesi sono molto curiosa.

Il ragazzino di 25 anni con la faccia da bambino è entrato nel video. Battute spiritose, domande senza senso che mi sono sentita nell’ obbligo di assecondare. Undici e mezza, sabato che cosa voleva dalla signora? Parlare sul tempo….. Il ragazzino era molto timido, in mezz’ora era nudo davanti alla web-cam, dicendo le più grosse volgarità. Sono stata partecipe fino all’ultima goccia. Subito dopo lo show terminò senza neanche la buona notte. Ho bloccato il maleducato. Il secondo amichetto della notte era il solitario sempliciotto che approfittava del sonno della moglie. Anche lui volendo esibire le sue doti. L’accessorio della telecamera era chiaro nel sopranome: Soninha Webcam. Il più esplicito possibile.

Il mal sposato aveva problemi ben visibili di dimensioni minime. Mi chiese di accendere la telecamera e mostrare il seno. Chiaro che non avrei potuto farlo e lui rinunciò. A questi livelli, io già stavo digitando con il mio innamorato virtuale, dicendo oscenità e masturbandomi come una pazza:

-Se fossi li , ti farei venire nella mia bocca. – Lui continuava a ripetere mille volte le stesse cose e io immaginando...

Se lui fosse qui in quell’ istante con me, stesi sul tappeto morbido, luce soffusa e l’aria impregnata di eccitazione. Ah quello che non farei con quell’ uomo! Immaginando la voce soave e potevo sentire il gusto di quella pelle sudata. Il suo profumo lo conoscevo, avevo già comprato il suo profumo preferito. Il mio petto quasi stava esplodendo di dolore inquietante. Con gli occhi puntati sul video, rabbrividii di piacere e venimmo insieme. Lui uscì e io rimasi “invisibile” per alcuni secondi. Lui era speciale, quasi quotidiano, era come un’ appuntamento. Sempre lo aspettavo e se non appariva rimanevo un po’ triste. Mai incontrerò personalmente qualcuno di questi e non mi dispiace. Nei miei sogni loro creano vita e sono amanti perfetti.

Una e mezza di notte ricevo un e-mail piacevole di un amichetto, parecchie foto sue, nudo , in varie posizioni E’ buffo vedere come le persone sono sceme mandando foto e parlando soltanto. Subito dopo,ho cominciato a parlare con un uomo con il sopranome Gentile e Seduttore. Aveva la conversazione coinvolgente, dialogammo un poco senza parlare di sesso. Lui voleva che io partecipassi, ma dissi che la mia telecamera era rotta ma lui continuò:

-Se non vuoi farti vedere in viso, tutto bene. Ma è molto meglio in due, mia cara.

-A me piace guardare, è una scelta personale non voglio mostrarmi.

-Se ti soddisfi così, non posso farci niente. Ok?
Ti sto dando un suggerimento , ma la decisione è tua, amore.

Non so che mi stava passando per la testa , diminuii la luce e mirai l’obbiettivo sulla parte inferiore del mio corpo. Era la mia prima volta ero eccitatissima. Benedetta l’abitudine della depilazione mensile. Lui mi elogiò e mi chiese di mettere a fuoco bene i dettagli. Non riuscivo a capire bene quanto lui potesse vedere con tanta poca luce, ma era infervorato. Le dita cominciarono a scorrere in mezzo alle gambe e permisi a lui di dettare le regole:

-Voglio che la sfiori, solo in cima….Così, senza fretta, adesso usa solo il ditino e toccati il grilletto. Aumenta la luce un pochino, mio amore?

Ciao, quell’ uomo bello chiamandomi di “ mio amore” smantellò ogni resistenza.

-Bellissima, mio bianco fiore delicato. Quasi come piace a me. Adesso andiamo a giocare. Io chiedo e tu fai, va bene?

Lui già comandando e io ubbidendo senza il minimo pudore. L’ anonimato garantiva il coraggio di esporsi e di condividere con lo sconosciuto i miei desideri. Le dita entravano e uscivano, stringevano e trovavano punti che lui diceva di conoscere bene. Successe quando accarezzai per la prima volta un pezzettino di carne, vicino all’ ingresso della vagina, sfiorandolo sentii la pelle più ruvida del normale. Li strofinai e sentii un piacere acuto e disgraziato. Le piante dei piedi bollenti e la sensazione forte saliva per le gambe. Sentii che era una agonia senza fine quel tocco. Fu tanto rapido e intenso che borbottai gemiti acuti. Non stavo guardando nel video e non mi importava che cosa lui stava facendo. Dovevo venire o morivo. Un orgasmo incredibile arrivò adagio e piano piano , crebbe e mi inghiottì. Persi completamente il controllo…

Completamente fiacca e soddisfatta, il mio compagno si stava ricomponendo. Stavo chiedendomi perché un uomo così bello usava internet:

-Ohi , bello non sono riuscita a darti molta attenzione.

-Immagina? Sonia sei stata meravigliosa, mi sono eccitato vedendoti venire.

-Posso fare una domanda? Penso che non sarò la prima, ma…

-Guarda, cara , tu sei curiosa riguardo alla mia apparenza e sarò franco. Sono un accompagnatore e non mi piace essere chiamato Gigolò. Le mie clienti sono selezionate e le cose succedono nell’ altra maniera. Ho studiato, ma ho visto che posso guadagnare molto più così.

-Caspita! Così all’ improvviso mi hai preso sprovveduta. Sembri un uomo interessante. Infelicemente non riesco a capire ciò che sta succedendo.

-Normalmente la maggioranza che usa questo tipo di comunicazione sono persone sole. E’ la mia pubblicità è molto diretta e senza equivoci. Reclamizzo le mie doti amorose. Mostro le mie capacità e penso che dia ritorno.

-Furbetto il ragazzo. Mi ha incuriosita, ma non so esattamente….

-Già immagini, Sonia, ma non ha importanza. Ti mando i miei contatti. Ricordati di telefonare. Bacione, mia cara, ho bisogno di dormire ed anche tu. Buona notte, bella!

Sono rimasta a lungo guardando i numeri sullo schermo… Lentamente presi l’agenda e li annotai. Forse era una cosa da pensare con concretezza. Uscire dal virtuale e cadere nella realtà poteva essere una proposta irresistibile. Per di più, lui era un professionista avevo l’ avevo già messo alla prova gratis. Inspirai profondamente pensando in lingerie e stanze di motels. Neanche ricordavo com’ era tutto ciò….Benedetta internet!


Giselle Sato- (Trad. Maurizio Gennari)

Testo Originale: Dona Sonia e o ponto G

La Vendetta



E’ la pura verità: sono una impulsiva. In un attimo rischio tutto, non resisto, è un mio vizio. Con te posso essere me stessa, perciò ti amo tanto.
-Ciò é pazzia!
-Ma voglio! Voglio essere trattata come una delinquente!
-Pericolosa?
-Molto.
- Benissimo. Sarà indimenticabile.

Oh! Ma sto delirando. Lui prende le mie mani, mi ammanetta e mi trascina. Buttata sul tavolo mi stappa i vestiti. La canna della pistola è gelata. Sfiora il mio seno, scivola sulla pelle sudata, si ferma sul mio pube. Non vedo niente fuor che gli occhi, la maschera e l’ uniforme nera di poliziotto. La punta della pistola è sul mio pube, tenta una penetrazione, gioca con la mia clitoride e il piacere prende proporzioni incontrollabili.

Vengo… gridando, lui mi chiude la bocca preoccupato con i vicini. Appoggiando le mie gambe sulle sue spalle, mi penetra a fondo, tanto eccitato quanto me, non si trattiene e viene , forte. Sento il preservativo che si gonfia e mi spavento. C’è qualcosa di strano: Perché questo cazzo di preservativo? Chi sei?

L’uomo si allontana prontamente, ricomponendosi i vestiti, si dimentica di slegarmi. Un’ ombra si avvicina, con quell’espressione depravata che odio: - Che cazzo hai fatto? Sei deficiente? Come hai avuto il coraggio?
-Questa è la mia fantasia, non ti è piaciuta? Non sei soddisfatta? Non è stato eccitante? E’ un estraneo, non era il tuo desiderio?
- Voglio che mi liberi, adesso!
- Cosa? Mi vai a denunciare? Accusarmi di stupro? La idea è stata tua, non ricordi? Ho scoperto che è una sconcezza molto comune. Qualche amico ha accettato di giocare con te.
-Tolleri che i tuoi amici mi usino? Sarai cornuto per tutta la città, voglio uscire da qui immediatamente…
-Non è stato difficile. Hai sempre giocato con loro, esponendoti e rendendoti disponibile. Ho sposato una puttana, cosa posso fare? Sono appassionato di questo tuo lato depravato.
- Andrai a finire in prigione bacato.
-Ma và, ho impiegato mesi programmando tutto. Ho inviato e-mails a tuo nome a tutti loro.

Io sono fuori città non ricordi? Ti metto un po’ di nastro adesivo sulla tua bocca sporca. Approfitta della notte amore, io rimarrò qui vicino, filmando tutto, non preoccuparti.


Giselle Sato ( Trad. Maurizio Gennari)
Testo Originale: A vingança

La figlia della perpetua e i suoi peccati



UNO


Dopo la morte della madre, viveva turbata dalla paura. Sentiva il fardello dei peccati chel’opprimeva. Le iettature della defunta Carola.
Durante la Messa del settimo giorno, riunì le forze e si avvicinò al confessionale.
Tremava, il fazzoletto sulla testa asciugava il continuo gocciolio di sudore .
Rinunciò.
Nella stessa notte, il casino festeggiò il ritorno di “Maria la Bocchinara”

DUE

Là durante la Messa della domenica. Sull’ inginocchiatoio pregava chiedendo perdono.
Usciva allegra e confortata.
Un giorno il parroco perse la pazienza:

- Ma non ti vergogni? Lo sai che andrai all’ inferno se continuerai con questa vita?

- Mi sottometto a João Capeta e a Zé Diabo , lavoro solo con cose sporche. Neanche da morta riuscirò a stare in pace?

TRE

C’ è una cosa che non ammetto: -Niente come ahi Mio Dio,… ahi Mio Dio,…. ahi Mio Dio!



Giselle Sato (Trad. Maurizio Gennari)
Testo Originale: A filha da Carola es seus pecados

domenica 1 marzo 2009

Scoperte


-Dai proviamo, non costa niente!-Chiese con adulazione.

-Ci mancava anche questa! Devo diventare amante virtuale?

-Solo questa volta, sto morendo di voglia

-Va bene, voglio proprio vedere se stai morendo di nostalgia!

Lui tolse gli shorts e si mostrò turgido. Accese la lampada
E si sistemò vicino. La telecamera zumò lo immagine e lei bramò.
In un attimo, si sfilò la camicetta ed esibì la lingerie di pizzo:

-Bellissima. Tu mi fai impazzire . togli tutto adoro i tuoi capezzoli.

-Non so, non l’ho mai fatto prima. Stupidaggine rimanere nuda in questo freddo.

-Tra poco ti scalderai! Disse lui sogghignando.

-No, no credo di no!

-Bugiarda! Su mia cara, dov’è il tuo vibratore? Ho sempre desiderato vederlo, prendilo amore..

-Non ho mai avuto il coraggio di mostrarmi così! Ma il fatto che tu stai osservando, senza potermi toccare, mi sta eccitando. Guarda qua il mio giocattolino…

- Così, siii! Meraviglioso! Voglio vedere da vicino, introducilo tutto, piano piano…

- No, no , ancora è presto. C’è tempo. Ci giocherello un pochino.

-Guardala! Ci stai prendendo gusto. Dov’è la santarellina.

-In questo caso, oggi, soltanto depravata.

Separati da quattro mesi, per caso, si incontrano in MSN. Finale della notte il clima più voluttuoso non si può resistere. Lui stava amando guardare lo spudorato spingersi del giocattolino:- Poi la gamba sulla sedia, attizza il fuoco… si, adesso.Perfetto.

-Sono qui, ti piace, tutta bagnata…..madida!

-Maledetta,stuzzicante e provocante.

Vecchi amanti, conoscono molto bene i punti deboli. Pieni di voglie e necessità, vennero insieme. Poi si guardarono sorridendo vivendo l’attimo. Cominciarono a ridere, come matti, lui cercò di trovare le parole, lei gli chiuse la bocca:

-Un’ altra volta, parliamo. Mi infilo nella vasca e ti telefono dopo.

Distesa sul letto, si dilettò con il vibratore ancora una volta, pensando su ciò, che aveva appena fatto. Era molto eccitata. Sesso virtuale con l’ex innamorato, era impensabile.
Quante volte immaginò quello che lui stava facendo in MSN. Si sfinì nel chiedere di provare. E lui sempre si sottrasse.

Sapeva che lui aveva varie amichette. Discussioni per gelosia, sfasciarono la relazione. Lei sempre avrebbe voluto sapere il perché delle necessità di tante avventure. Viveva cercando di scoprire che cosa stava cercando nelle altre che lei non riusciva a dargli. Era una donna aperta alle novità e non riusciva a capire le sue lacune.

Si rammentò del tormento leggendo i messaggini su OrKut, gli “scraps” maliziosi. Viveva con rabbia, ricercando bigliettini e controllando i messaggi sul cellulare.
L’amore stava morendo soffocato dalla perdita della stima e dalle paure. Congetturava menzogne non aveva più fiducia in niente. Cominciò a perdere la spontaneità.
Gran parte dell’ attrazione che il fidanzato provava nel ricercare nei sites di incontri, si basava sulla mancanza di vincoli.

Sconosciuti, non hanno pudore, fanno tutto ciò che le loro necessità esigono. Una volta, lui confessò, che era quasi una necessità conoscere nuove donne, scoprire i loro segreti senza dialogare. Un’ impulso senza controllo. Disse anche che era facilissimo, la maggior parte delle ragazze, non chiedeva niente di più che passare dei meravigliosi momenti.
Nella sua mente, non c’ era tradimento perché mancava il contatto fisico.
Il pensiero vagando. Sempre legò il sesso all’ atto di dare e ricevere. Amore, tenerezze e piacere: un vincolo determinante. Miseramente con lui, scoprì che ciò non poteva esistere, era necessario andare avanti….

Intanto il “Dildo”rintracciava tutti i punti, decise di volere di più. Una vampata di calore attraversò il corpo sudato e morì in un spasmo bizzarro. L’ attrito gradevole stimolava , alternando le percettibilità.
Era così si: perdere la ragione, sollevarsi, cadere, tuffarsi nelle ombre e liberarsi di ogni ritegno. Un punto senza ritorno, inesprimibile…
Dopo anni, finalmente , aveva compreso da sola. Senza la preoccupazione di conformarsi al compagno lontano da ombre e pretese. Ha provato l’ insignificante e adesso desiderava tutto.

Giselle Sato (trad. Maurizio Gennari)
Foto. Ricardo Pozzo
Testo Originale: Descobertas



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